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Come ottenere un utile alto senza essere soffocato dalle tasse

Qual è il sogno di ogni imprenditore?

Forse non ci crederai ma è quello di chiudere il bilancio di fine anno con un utile positivo.

Perché?

Perché gli consente di ottenere una serie di benefici molto importanti.

Mi spiego meglio…

Un bilancio chiuso in positivo è una condizione necessaria e imprescindibile per far crescere la propria azienda e allo stesso tempo determina l’acquisizione di numerosi vantaggi:

  • ti permette di ottenere credito dai fornitori;
  • genera fiducia nei clienti che continueranno ad acquistare volentieri i tuoi prodotti e/o servizi;
  • stimola fiducia e motivazione nei tuoi collaboratori che lavoreranno con maggiore entusiasmo;
  • ti consente di ottenere la fiducia dalle banche e la conseguente possibilità di ottenere dei crediti;
  • incrementa il valore dell’azienda nei confronti dei partner in caso di way out.

A tal proposito, ti faccio una domanda: sai quante sono le aziende italiane che riescono davvero a chiudere con un utile positivo e… alto?

Numerose statistiche in ambito finanziario affermano che nel 2018 l’utile medio delle società di capitali è stato di circa 8.000 euro.

Al momento, i dati relativi all’anno 2019 non sono disponibili ma l’esperienza mi suggerisce che non si discosteranno molto da quelli del 2018.

Purtroppo, questi numeri riguardano una grossa fetta delle aziende che compongono l’intero tessuto imprenditoriale italiano.

Nella maggior parte dei casi, sia le piccole attività che le imprese più grandi e strutturate, si trovano in una situazione in cui l’utile è molto basso.

Prima di andare avanti, però, ci tengo a precisare che le statistiche che sono venute fuori da questo studio devono essere valutate tenendo in considerazione i giusti contesti e le giuste proporzioni.

Ti dico questo perché possono verificarsi diverse situazioni aziendali.

Ad esempio, una società che chiude con un utile di 8.000 € a fronte di un fatturato di 200.000 € si trova in un contesto ben diverso rispetto a una società che chiude con lo stesso utile ma fattura 1 milione o addirittura 10 milioni di euro. 

Perché un gran numero di s.r.l. non chiude con un utile “sensato”?

Il primo motivo è che tante persone che si definiscono imprenditori, nella realtà dei fatti, non lo sono.

 Frank ripete da anni che “queste persone che possiedono una s.r.l. e che si definiscono imprenditori hanno comprato un semplice posto di lavoro in quanto svolgono l’attività di impresa con tutti i rischi annessi e connessi ma guadagnano solo il 20 – 30 per cento in più rispetto ai loro dipendenti”

Lo so, può sembrarti assurdo ma in Italia la situazione è questa.

Come ben sai, seguo numerosi clienti e ho un’esperienza in campo finanziario e aziendale di oltre vent’anni.

Ti assicuro che mi sono trovato ad analizzare situazioni in cui l’imprenditore aveva un guadagno personale quasi pari a zero.

Capisco che oggi amministrare un business non è facile per via della crisi economica, della recente pandemia e della concorrenza spietata ma non si può nemmeno arrivare al punto di avere un utile che corrisponde a una cifra minima rispetto a quello che fatturi.

Nell’ultima consulenza ho analizzato un bilancio dove a fronte di 3 milioni di euro di fatturato, l’utile era di circa 80.000 €.

Il risultato era buono ma analizzando nei dettagli il bilancio mi sono reso conto che i dipendenti (tra l’altro molto qualificati) avevano un guadagno medio annuale di 90.000 €.

Quindi era come se l’azienda in questione fosse stata costruita per far guadagnare i dipendenti e non l’imprenditore e i suoi soci.

Tornando alla domanda precedente, le s.r.l. non chiudono con un utile “sensato” quando l’imprenditore non è un esperto di marketing che sa leggere un bilancio e di conseguenza la sua azienda non è in grado di produrre utile.

Svelato il primo motivo del perché le aziende non producono un utile positivo, passiamo al secondo…

Sei curioso di apprenderlo? 

Bene, il secondo motivo è determinato dalla componente fiscale.

A tal proposito saranno tanti gli imprenditori che potrebbero dirti che questa componente uccide le imprese in quanto preleva tutto l’utile dalle casse dell’azienda. 

È vera questa cosa?

Assolutamente no e con questa risposta secca sono consapevole di aver sfatato un mito popolare.

Va detto che il sistema fiscale italiano è stato costruito in maniera troppo scientifica e in alcuni casi rischia di soffocare la crescita delle PMI.

Tale soffocamento impedisce il loro consolidamento, la loro patrimonializzazione e di conseguenza impedisce la costruzione delle fondamenta che sono utili e necessarie per far crescere l’azienda.

Purtroppo, l’Italia non è una nazione che aiuta chi fa impresa ma non è nemmeno una nazione in cui è impossibile mettere in piedi un business e farlo prosperare.

Nel mondo esistono economie dove viene riconosciuto il ruolo delle imprese nel tessuto sociale perché queste producono posti di lavoro. In queste realtà viene affidato all’imprenditore il ruolo di sostenere gli oneri del funzionamento dello stato.

Se l’economia è debole, lo stato è debole e se lo stato è debole, il welfare è debole.

Chiusa questa parentesi, torno a concentrarmi sull’Italia.

Nel periodo del lockdown sono stati distribuiti e proposti dei finanziamenti che non sono stati del tutto efficienti.

Si è parlato tanto del flop del Decreto Liquidità e dei famosi 25.000 € garantiti dallo stato.

Secondo un’indagine della Cgia, a inizio maggio solo 45.703 PMI su 5.250.000 hanno fatto domanda per richiedere questo prestito.

Questa cosa ovviamente non mi ha stupito per niente visto che non era un prestito a fondo perduto.

Dal mio punto di vista credo che sostenere i consumi senza sostenere le imprese che producono reddito e posti di lavoro non è un modo corretto di amministrare una nazione e fare politica.

Quindi, visto che siamo in piena crisi economica e che il Covid-19 non si arrende, cosa possono fare gli imprenditori incastrati in questo sistema?

Come possono riuscire a “craccare il sistema” in modo da uscire da questa palude che ha incastrato e appesantito la maggior parte delle aziende italiane?

Alcuni hanno affidato le sorti della loro impresa a professionisti che si definiscono “escapologi fiscali”.

Quali conseguenze derivano da questa scelta?

Sicuramente la nota positiva è che in alcuni casi vengono risparmiati migliaia di euro in tasse attraverso l’utilizzo di meccanismi che andrebbero analizzati per bene.

“Perché?”

Perché sono soluzioni che io reputo “borderline” e che racchiudono una serie di rischi dal punto di vista legale e fiscale.

Vuoi sapere come opera un “escapologo fiscale” all’interno di un’azienda?

Te lo spiego subito. 

Questa “figura professionale” gioca al calcolo delle probabilità con la tua azienda trovando dei sotterfugi che ti permetteranno di pagare meno tasse. 

A mio avviso, però, questa non è una delle strade da seguire per chi ha intenzione di mettere in piedi un business sano che prosperi nel medio-lungo periodo. 

Tra l’altro, non è necessario creare raggiri e artifizi al limite della legalità per pagare meno tasse: nel nostro ordinamento tributario – se pur complesso – ci sono delle norme che puoi utilizzare a tuo vantaggio per ridurre il carico fiscale.

Vuoi ritrovarti davvero con un utile “sensato” e alto ed evitare allo stesso tempo di ritrovarti con la guardia di finanza in ufficio?

Non affidarti a un escapologo.

Detto ciò, voglio parlarti della soluzione o meglio voglio indicarti una strada che ti porterà a migliorare le performance della tua attività o azienda.

Se vuoi chiudere con un bilancio in positivo devi imparare a conoscere i tuoi numeri. 

Non puoi limitarti a delegare l’intera gestione economica e fiscale del tuo business al commercialista.

Il commercialista in Italia, di base, ha il solo compito di notificare l’imprenditore quando deve pagare le tasse. Non si preoccupa minimamente di redigere mensilmente o trimestralmente i suoi bilanci e non lo supporta consigliandogli le opportune azioni da compiere per crescere di anno in anno.

È sempre tutto nelle mani dell’imprenditore.

Nel momento in cui apri un’impresa nella nostra nazione, succede questo:

  • devi saper produrre il tuo prodotto o saper erogare un servizio efficace, se non vuoi che i concorrenti più forti ti schiaccino come una formica;
  • devi saperlo vendere, se non vuoi chiudere il giorno dopo;
  • devi saper tenere i conti al centesimo, se non vuoi perdere cassa;
  • devi conoscere ogni aspetto della folle burocrazia italiana, se non vuoi ritrovarti un palo dove non batte il sole;
  • devi mettere in conto che lo stato si prende un’enorme percentuale di tutti i tuoi introiti ottenuti con fatica e sudore;
  • devi tener conto delle pandemie, delle catastrofi naturali e di tutti gli eventi imprevisti che potrebbero mandare a rotoli l’economia mondiale.

Tra tutte queste attività quelle che reputo più importanti, sono quelle relative ai conti e alla cassa. 

Imparare a conoscere i tuoi numeri ti permetterà di progredire e di chiudere il bilancio con un utile positivo.

Prima di salutarti ti invito a riflettere su ciò che ho scritto all’interno di questo articolo e ti do appuntamento al prossimo mese.

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